Uso il digitale per raccontare me stessa
venerdì 20 dicembre 2024

“Ogni mattina mi allaccio le scarpe con la stessa idea in testa: ci credo. Che una casa possa curare, che uno spazio possa parlare di chi lo vive, che la bellezza possa far stare bene.
Questa storia inizia da lontano, in un alternarsi di case che ha segnato la mia infanzia.
Dal lunedì al venerdì, casa dei nonni a Garbatella: edilizia storica, cortili, comunità. Arredi che raccontano di altri tempi: credenze massicce, poltrone vissute.
Poi arriva il venerdì e cambio scenario: casa dei miei. Modernità, lampade di design, tavoli di cristallo. Due mondi che mi hanno insegnato una cosa semplice: una casa è una persona. Un pezzo del suo passato, delle sue scelte, delle sue emozioni.
Da piccola spostavo mobili. Una cosa che, ho poi scoperto, fanno quasi tutti gli architetti: rimescolare gli spazi, come si rimescolano le idee. Ma non volevo fare l’architetta. Volevo fare la truccatrice, come mio padre e mio zio. Ma non è stato possibile: a quei tempi l’ambiente dello spettacolo non era considerato “adatto” a una ragazza. Allora ho iniziato a truccare le case, a capire dove mettere luce e ombra, a valorizzare i dettagli, a far emergere la personalità di chi ci abita.
Per farlo ho elaborato un mio metodo. Semplice, ma non sempre comodo: fare domande su ricordi, preferenze, abitudini. Domande che alle volte spaventano, perché parlare di case è parlare di sé. E io credo che ogni spazio possa essere terapeutico, se progettato con cura e ascolto.
Ascoltare, infatti, è la mia chiave. Forse deriva da quel dottorato di ricerca che ogni tanto dimentico. Tre anni intensi che mi hanno insegnato a selezionare le fonti, a studiare. La ricerca fa parte di me, e la curiosità anche. Leggo tutto, dai libri di architettura alla filosofia. È così che trovo spunti, stimoli nuovi.
E poi c’è Instagram. Non mi piaceva, non lo sentivo mio. Ma mi sono detta: se uno spazio non mi piace, lo arredo come dico io. Ho iniziato da Facebook, a scrivere, a raccontare, con testi lunghi, di quelli che dicono che nessuno leggerà. E invece i miei post venivano letti, perché, se offri valore e sei autentica, le persone lo sentono e ti seguono.
È una cosa che ho imparato anche con Job Digital Lab. Fermarmi, guardarmi, riposizionarmi. Ora uso i social per raccontare chi sono: un’architetta, un’interior designer, una curiosa di bellezza.
E la bellezza genera benessere.
Ogni casa che progetto è un dialogo. Ogni spazio una storia. La mia soddisfazione? Sentirmi dire: “Questa casa parla di me”. E allora sì, le scarpe me le allaccio ogni mattina felice e grata di fare un mestiere che amo.”
Barbara Del Brocco è architetta e interior designer.
Barbara ha partecipato allo StartUp Lab 2024, il percorso gratuito di accompagnamento all’impresa femminile, che rientra nel programma formativo di Job Digital Lab.
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